Si definisce ansiolisi quella condizione farmacologicamente indotta di depressione del sistema nervoso centrale caratterizzata da dissolvimento dell’ansia, cioè del conflitto tra un timore atteso e la valutazione prettamente razionale della realtà; o comunque quello stato emotivo che scardina o dissipa il giudizio razionale incaricato di valutare vantaggi e rischi di una situazione e di assumerne le relative decisioni comportamentali.

Consiste nella somministrazione di un farmaco a specifica e prevalente azione ansiolitica, cioè dissipativa dello stato di ansia, fobia, tensione ecc. La tecnica si avvale della somministrazione di una benzodiazepina.
Questa categoria farmacologica comprende una serie numerosa di diverse molecole aventi in comune non la natura chimica bensì l’affinità per un recettore presente sulla membrana cellulare di diversi sistemi neuronali, la cui attivazione molecolare attiva una inibizione della attività talamo-corticale diffusa. Gli effetti delle benzodiazepine risultano soggettivamente gradevoli. Se somministrate per os la loro efficacia è modesta e in genere insufficiente; decisamente più rilevante se per via endovenosa.

L’efficacia di questi farmaci è notevole sul piano della pura ansiolisi, ma si accompagna ad una serie di effetti collaterali e di caratteristiche farmacologiche che ne limitano l’utilizzo pratico in ambito odontoiatrico: tutte, indistintamente, le benzodiazepine provocano 5 effetti man mano che si incrementa il dosaggio. Subito dopo l’ansiolisi insieme alla amnesia retrograda – peraltro spesso desiderabile- compare la depressione della vigilanza, che chiamiamo ipnosi, cioè sonnolenza. Ad un grado moderato è accettabile, ma già interferisce con la collaboratività e il recupero dell’autonomia funzionale. Salendo ancora compaiono altri effetti non desiderati, come la miorisoluzione prima, l’effetto anticonvulsivante poi, e infine il coma per soppressione profonda delle funzioni corticali di vigilanza e coscienza. Gli effetti collaterali si evidenziano in maniera sempre più impegnativa man mano che si incrementano i dosaggi. A questo proposito bisogna sottolineare che il limite più grave e insuperabile – ad oggi – di questi farmaci è la loro lunga emivita, cioè il lungo tempo di inattivazione metabolica; questo si associa ad una cinetica multicompartimentale che produce inevitabilmente un esponenziale accumulo degli effetti e allungamento del risveglio qualora si somministrino boli aggiuntivi al primo per prolungarne l’azione oltre i primi 20-30 minuti.

Riguardo alla sicurezza bisogna ricordare che ogni membro di questa categoria di farmaci condivide notevole rispetto delle funzioni vitali se assunto per os. Ma quando si passa alla somministrazione endovenosa gli effetti sono decisamente più aggressivi: esiste una amplissima variabilità intersoggettiva della risposta clinica, a parità di dosaggio, e una sostanziale imprevedibilità degli effetti che talvolta sconcerta anche l’anestesista esperto. Ne possono conseguire improvvisa perdita di coscienza con tutte le conseguenze ben note a carico della funzione respiratoria.


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