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L’evoluzione del condizionamento anestesiologico in odontoiatria

Dall’anestesia locale alla sedazione cosciente e profonda, l’attenzione al paziente 
ha cambiato l’approccio al dolore nelle terapie dentali

(Italian Dental Journal – Anno IX Numero 8/2014)

Lo studio dentistico ha da sempre suscitato ansia, fobie, diffidenze, a causa della pluralità di condizioni sensoriali da cui il paziente viene investito; spesso esse possono portare a sperimentare varie forme di disagio, dagli odori sgradevoli, a sibili fastidiosi e non confortanti, a disagi posturali per obbligo di posizione, a sgradevoli sensazioni legate alla stimolazione del cavo oro-faringeo, salivazioni fastidiose, conati di vomito, percezioni non propriamente gradevoli di trazione su elementi dentari o ossei. Ancora più importanti, tuttavia, sono le vere e proprie esperienze dolorose connesse primariamente alla patologia di base, ma anche conseguenti alle manovre terapeutiche durante le quali non sempre è possibile produrre una condizione di anestesia perfetta.
Tutto questo riporta il paziente a sperimentare varie forme di disagio e paure, spesso irrazionali e persistenti, nosograficamente definite “odontofobia”, una condizione patologica riconosciuta e certificata dall’Oms che stima un coinvolgimento della popolazione mondiale intorno al 15-20%.

Il paziente va considerato non soltanto come caso clinico nel suo dettaglio tecnico ma come persona nella sua interezza, imponendo quindi un’adeguata risposta a tutti i livelli di bisogno. Anche l’aspettativa psico-fisica, etica e deontologica dei pazienti ha guadagnato nuova consapevolezza e chiede quindi un più impegnativo livello di risposta, passando dalla stretta necessità operativa alla visione più completa e complessa del processo di trattamento all’uomo nella sua integralità. In questo contesto, il vissuto di un’esperienza dolorosa rischia di influenzare la relazione tra dentista e paziente, con ricadute negative sulla fiducia e la fidelizzazione al professionista. Spesso, anzi, l’odontoiatra si trova difronte a soggetti che già hanno vissuto inprecedenza esperienze negative; queste vanno riaffrontate con proposte e soluzioni forti, chiare, innovative.
Risulta pertanto importante ottimizzare le procedure di controllo del maggior numero di agenti stressanti – fisici e induttivamente psicologici. Quando lo stato emotivo del paziente pregiudica il buon esito del trattamento, o quando la terapia si prevede invasiva, complessa per il tipo di paziente, lo studio dentistico deve valutare la opportunità di soluzioni specifiche.

Le possibilità di controllo di tutti questi disagi, fisici e induttivamente psico-emotivi, sono enormemente ampliate e perfezionate dall’intervento di una figura professionale congiunta a quella dell’odontoiatra: il medico-anestesista; congiuntamente all’operatore odontoiatrico e con  propri specifici ruoli, mezzi e competenze, l’anestesista previene, elimina, sopprime ogni condizione psico-emotiva e fisica sgradevole attraverso la somministrazione di specifici farmaci opportunamente associati e dosati.

La collaborazione professionale tra odontoiatra e anestesista presso gli studi odontoiatrici stessi, si va sempre più diffondendo nella realtà clinica quotidiana a causa della maggior consapevolezza dei pazienti, ma grazie soprattutto alla disponibilità di metodiche efficaci, sicure, gradevoli, prevedibili, che soltanto 10-12 anni fa non erano conosciute!! Anche le maggiori potenzialità di certe procedure implantologiche e correlate chiedono una assistenza al paziente più specificamente orientata al suo benessere totale.

Il trattamento che il medico-anestesista effettua in studio odontoiatrico, spazia su di un ampio ventaglio di possibilità; tecniche più idonee vengono scelte in base alle condizioni operative, alla sensibilità psicologica del singolo paziente, alla sua sensibilità al dolore, alla tollerabilità posizionale, alla sensibilità al riflesso del vomito, al grado di ansia percepito, al tipo di intervento a cui deve essere sottoposto. Le tecniche disponibili spaziano dalla semplice ansiolisi alle sedazioni profonde, dipendentemente dal contesto clinico. In tal modo si può affrontare ogni tipologia di paziente : ansioso, fobico, adulto, bambino, disabile, oligofrenico, autistico.

I trattamenti del medico-anestesista si realizzano attraverso la somministrazione endovenosa di farmaci ad effetto sedativo, ipnotico, amnesico e analgesico dalla cui opportuna associazione è possibile assicurare le diverse azioni che di volta in volta si rendessero necessarie: rimozione dell’ansia e delle fobie, eliminazione del riflesso del vomito, realizzazione della condizione di amnesia – ossia incapacità di rievocare eventi connessi alla procedura odontoiatrica pur vissuti con consapevolezza cosciente – analgesia – ossia la eliminazione delle varie componenti di dolore o fastidio intraoperativi –  sonnolenza, anche profonda, fino alla soppressione della coscienza, che assicura una condizione di benessere e abbandono sufficienti ad alleggerire il tempo soggettivo di durata della procedura.

Al termine delle cure odontoiatriche, il paziente riprende in pochi minuti le normali condizioni di benessere, autonomia fisica, lucidità cognitiva. E’ in grado quindi di riprendere una normale quotidianità in condizioni di benessere fisico e di rilassatezza psico-emotiva  altrimenti irrealizzabili.

Versione online: ItalianDentalJournal
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